AUTONOMIA: COSTRUTTIVO IL DIBATTITO A VILLA MANIN

Tante le riforme mancate da una maggioranza sempre più debole.
Numerosi i cittadini e gli amministratori locali che hanno partecipato, a Villa Manin di Passariano, al dibattito pubblico organizzato dal gruppo consiliare regionale “Cittadini-Libertà Civica” sul tema dell’autonomia regionale
Un nutrito gruppo di cittadini e di sindaci e amministratori locali, tra i quali i consiglieri regionali STEFANO ALUNNI BARBAROSSA e PIERO COLUSSI, ha partecipato, al convegno su temi legati all’autonomia regionale. Ad organizzare l’evento, nella cornice di Villa Manin di Passariano (Udine), il gruppo consiliare regionale “CITTADINI-LIBERTÀ CIVICA”, che ha fortemente voluto rilanciare il dibattito su una delle questioni fondamentali per il presente e il futuro dei cittadini del Friuli Venezia Giulia.
Diversi e qualificati gli interventi attorno ai quali si è sviluppato l’incontro moderato da BRUNO MALATTIA, presidente di “Una Regione in comune”, l’associazione politica che dieci anni fa, per prima, ha portato in Consiglio regionale i valori e l’esperienza del civismo attraverso i Cittadini. «Un movimento civico come il nostro – ha spiegato l’avvocato pordenonese – ha il dovere di proporre soluzioni e le nostre sono da sempre inequivocabili. Non siamo come Renzo Tondo che oggi sente il bisogno di camuffarsi dietro a un pseudo civismo di facciata, che altro non è se non un imbroglio mal riuscito per cercare di nascondere i suoi fallimenti. Con la firma di Tondo sul documento di riforma della Conferenza delle Regioni voluto dal Governo, ci troviamo di fronte al tradimento dell’autonomia regionale: è il segno della disfatta di una classe politica debole, di una maggioranza regionale presa dal panico, che ha abdicato le sue funzioni e si è consegnata alla Corte dei Conti».
Un ragionamento, quello di Malattia, condiviso anche dal suo collega GIANNI ORTIS, avvocato e consigliere comunale di Udine: «L’autonomia diventa un privilegio quando manca la responsabilità – ha aggiunto tra gli applausi l’amministratore friulano-. Per questo la nostra azione deve continuare ad ispirarsi ai principi della trasparenza, come del resto hanno ben fatto in questi anni i nostri rappresentati in Regione. Il meccanismo di vitalizzi, indennità di fine mandato e contributi ai gruppi regionali, ovvero i cosiddetti “costi della politica”, deve essere rivisto e cambiato: oggi più che mai c’è la necessità di stabilire nuove regole e di individuare nuovi organismi di controllo sulla destinazione e l’utilizzo dei soldi pubblici».
E in termini di riforme mancate dell’autonomia regionale il compito di fare il punto è spettato a PAOLO GIANGASPERO, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Trieste: «Al momento – ha esordito il giurista – non vedo una strategia che in Regione raccolga un sufficiente consenso trasversale. Per un disegno del riassetto del sistema della autonomie locali non basta una nuova legge, occorre individuare un quadro più ampio e razionale di interventi, evitando quelli a spot come è già accaduto in passato, per esempio, con gli Aster, nati e scomparsi con troppa facilità».
Lucido e appassionato anche l’intervento di ALBERTO BERGAMIN, vicepresidente di “Una Regione in Comune”, che ha illustrato nei dettagli la proposta civica dei Cittadini per Regione, Province e Comuni: «Abbiamo il dovere di essere creativi e innovativi, partendo da due “paletti”: la contrarietà alla macroregione e il raggiungimento di un federalismo davvero completo dal punto di vista fiscale e legislativo. Ma facciamo attenzione – ha concluso la sua articolata esposizione di idee e proposte il sindaco di Meda – a non fermarci ai proclami. Dell’artista si ammira l’opera, del politico la saggezza. Molto spesso chi dice cose includenti si fa odiare».
Tra gli ospiti chiamati ad intervenire ha riscosso consensi pure RENATO PIZZOLITO, segretario regionale della Usr Cisl, che ha da prima ricordato «l’assoluta inefficienza dell’attuale legislatura regionale in termini di riforme dell’autonomia, un po’ come era accaduto tra il 1993 e il 1998» per poi spronare la politica e i suoi rappresentanti alla trasformazione in tempi brevi di «un’Amministrazione che sappia finalmente essere agile, veloce e pratica nelle decisioni da prendere».
A chiudere gli interventi, dando poi spazio al pubblico in sala che non ha mancato di dare il proprio apporto alla discussione, è stato ANTONIO SETTE, avvocato del foro di Udine, che con l’aiuto di alcune slide ho messo in risalto le differenze in tema di autonomia tra Italia e Germania, suggerendo una strada da seguire nell’auspicata riorganizzazione di enti locali e consorzi della Regione: «Per decidere cosa e dove tagliare potremmo ragionare in termini inversi rispetto a quelli fatti finora. Proviamo a domandarci di quali servizi hanno bisogno i cittadini e poi pensiamo come organizzarli in maniera efficiente, senza sprechi e inutili doppioni».

 

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